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Le balene restino sedute, Bergonzoni

Scritto da: il 08.04.09 — 2 Commenti
Alessandro Bergonzoni è un genio. Lo si capì nel 1989, vent’anni orsono, giusti giusti porca miseria, quando uscì in libreria, col logo storico della BUM, Biblioteca Umoristica Mondadori, il suo primo libro, dall’ineffabile titolo di Le balene restino sedute. A onor del vero lo si capiva ancora meglio assistendo a uno dei suoi spettacoli, uno dei quali costituisce per l’appunto più o meno integralmente questo volumetto, un’esilarante avventura nello spazio-tempo della parola che Bergonzoni recitava dominando la scena, peraltro piuttosto scarna ed essenziale, riuscendo a calare il pubblico in un vortice di capriole lessicali e carambole verbali, di senso e di nonsenso, cortocircuiti di pensiero che, una volta scardinate tutte le regole, imbastiscono un discorso pazzescamente coerente che questo libro riesce sorprendentemente a catturare. Ok, vi regalo l’inizio, solo per chi Bergonzoni non lo conosce o lo frequenta poco. Inizia così. “Alla manifestazione d’affetto c’erano tanti cartelli. Il corteo si snodava fino alla certosa. Ad Alfeo chiesero dov’era il cimitero e lui indicò: «Sempre dritto fino all’incrocio dove ti muore il cane, passi un grande dispiacere e sei già arrivato». Chi andava a portare i fiori sulla tomba della madre si sentiva dire dalla madre che finché non fosse morta non li avrebbe mai accettati. In cielo c’era una splendida mezza luna, un pugno di prezzemolo e tante stelle.” E così via. Piegando le parole, sfruttandone le ambiguità, giocando col senso, col suo contrario e con la sua mancanza, col lettore-spettatore e la sua capacità di leggere obliquamente parole e frasi pericolosamente assemblate con equilibri da trapezista dell’umorismo. Da allora Alessandro Bergonzoni è diventato più famoso, più ambizioso nei suoi progetti, forse se possibile più bravo. E ha fatto altri spettacoli, scritto altri libri, scritto pure canzoni per Piero Pelù… ma questo glielo perdoniamo volentieri. Per chi ama ridere anche senza satira politica, anche senza gag, ma ...
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