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Jane Eyre, C.Bronte

Scritto da: il 23.06.10 — 2 Commenti
Nella mia libreria ho praticamente tutto quello scritto dalle varie Bronte, ma Jane Eyre di Charlotte rimane tra i loro il mio preferito. Come molti libri dell'ottocento romantico inglese, racconta la storia di un orfano: in questo caso di un'orfana, a voler essere precisi, Jane Eyre appunto, e della sua conquista – a caro prezzo – della felicità. Nelle storie ideate in casa Bronte non abbiamo sempre un lieto fine: se le sorelle scrittrici hanno avuto una caratteristica comune è stata quella di creare storie cupe, passionali, a tratti ciniche, più portate a evidenziare ombre che luci. Il romanzo in questione inizia quando Jane bambina, ormai senza genitori, è ospitata controvoglia nella casa della zia, la signora Reed. La ragazzina viene presto cacciata con un pretesto ed è a Lowood, istituzione religiosa che accoglie bambini privi di mezzi, che trascorre la fanciullezza. Sono anni duri, ma in grado di darle un'istruzione che le permette, a un certo punto, di aspirare a una qualche forma di libertà. A diciotto anni, dopo due anni conclusivi trascorsi nel collegio come insegnante, Jane mette un annuncio per cercare un posto da istitutrice e lo trova nella tenuta di Thornfield Hall: qui si occupa di Adele, pupilla dell'enigmatico signor Rochester. L'uomo, di quasi vent'anni più vecchio di lei, la accoglie con i modi scontrosi e burberi che sembra riservare a chiunque. Conoscendolo meglio Jane scoprirà, dietro l'iniziale freddezza dell'uomo che pare quasi sprezzo, fascino e ardore. Sarà lui che per la prima volta nella sua vita farà sentire la ragazza davvero amata... Nonostante il profondo senso di malinconia che pervade la prima parte del libro, tipico per altro degli scritti dell'epoca (basti pensare a uno qualsiasi degli orfanelli di Dickens), ciò che me lo fa amare così tanto è la sua protagonista così particolare. Jane, etichettata come un demonio ...
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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