Tutti gli articoli su ’70

Il segreto dei Ségonzac, Ongaro

Scritto da: il 28.01.10 — Comments Off
Tutte le storie di Alberto Ongaro, oltre ad essere prima di tutto delle letture appassionanti, sono delle esplorazioni delle possibilità del romanzesco, di come questo si intersechi con la vita quotidiana, di come la letteratura sia sempre un incrocio di piani, quello letterario appunto, e quello reale. E cosa c’è di più romanzesco dell’espediente narrativo che dà vita al Segreto dei Ségonzac? A Parigi, ai giorni nostri, qualcuno prende in affitto una grande soffitta, già dimora, due secoli e mezzo prima, di artisti, di pittori, di musicisti. E vi rinviene un grande dipinto. Nel quadro, incompiuto, una grande figura di un giovane uomo, a grandezza naturale, e numerose figure di contorno, alcune appena sbozzate, altre appena indicate da dei nomi segnati sulla tela. Il giovane è un tale Philippe Ségonzac. Al protagonista del ritrovamento questi personaggi, questi nomi, suscitano un’immediata curiosità: chi sono? O meglio, chi sono stati? Quali vite si celano dietro quelle macchie di colore? La ricerca porta ad alcuni risultati, ma, così come il dipinto, traccia solo i margini di un racconto abbozzato da pochissime notizie certe. Come riempire i vuoti del quadro e della storia se non con la fantasia? Se non con un romanzo? I personaggi raffigurati nel dipinto diventano così i protagonisti di un racconto d’avventura in piena regola: avventurieri, assassini, nobildonne, ladri, cortigiane, tutti a ruotare attorno alla figura di Philippe Ségonzac, un giovane medico abile con la spada e la pistola, che si ritrova, dopo essere sfuggito fortunosamente all’agguato di due sicari, a scoprire di essere sotto la minaccia di qualcuno che lo vuole morto. La ricerca del misterioso mandante e del suo movente lo porta ad indagare nel suo passato, nella Francia dove incrocerà il suo destino con un imprevedibile Giacomo Casanova e a vivere un’avventura di amori, passioni e vendette avvincente e assai ben ...

Un ponte per Terabithia, Paterson

Scritto da: il 29.09.09 — 3 Commenti
Era un sacco di tempo che un libro non riusciva a commuovermi fino alle lacrime; l’autrice del “misfatto” è Katherine Paterson con Un ponte per Terabithia (Edizioni Mondadori), romanzo di formazione – e perciò destinato ai ragazzi – che però, sia per la qualità della scrittura che per il modo in cui gli argomenti vengono trattati, strizza l’occhio ad un pubblico adulto ed è godibile ad ogni età. Il protagonista è Jesse Aarons, dodici anni e una famiglia numerosa all’interno della quale, spesso, i problemi di denaro schiacciano le dimostrazioni di affetto, di cui il ragazzino si sente ancora bisognoso. Anche a scuola, i bulli lo deridono per via dei suoi abiti dimessi e del suo comportamento schivo, finché nella sua vita non irrompe Leslie Burke. Leslie si veste come un ragazzo, non possiede una televisione ed ha una fantasia travolgente; figlia di due scrittori, si è trasferita da poco nella casa vicina a quella degli Aarons e in pochi giorni sconvolge la grigia esistenza di Jesse. I due creano insieme il mondo di Terabithia, un reame incantato di cui si eleggono re e regina ed in cui, giorno per giorno, possono affrontare le loro paure e trasformarle in gioco. Il legame tra Jesse e Leslie, che non è amore solo per via della giovane età, è descritto con struggente delicatezza, senza mai eccedere nei toni, nemmeno quando la tragedia arriverà a cancellarne la spensierata magia. Fiaba di formazione sul potere della fantasia, ma anche romanzo che parla di sentimenti e si sofferma sulla difficoltà di diventare adulti, “Un ponte per Terabithia” è stato spacciato per fantasy in modo che il film del 2007 potesse cavalcare la scia della Cometa-Potter. In realtà l’elemento fantastico è dato solo dalla potentissima immaginazione di Leslie, che riesce a rendere Jesse parte del suo sogno ad occhi aperti. ...

Fuochi a mezzanotte, Bianchini

Scritto da: il 04.11.08 — 1 Commento
Qualche tempo fa avevo letto La banda del grano, di Bianchini, un giallo italiano intriso della nostra cultura comune degli anni '70. Così ho voluto leggere anche il seguito, Fuochi a mezzanotte, che riprende le avventure del primo. Ritroviamo infatti alcuni personaggi principali della banda, con qualche defezione e qualche nuovo arrivo, la stessa città, lo stesso ambiente, e un nuovo crimine ad aprire la narrazione. E, ovviamente, la stessa voce narrante. Non è passato molto tempo dalla soluzione al primo mistero, appena tre anni, che subito  il nostro protagonista Andrea  si ritrova coinvolto nella ricerca di un serial-killer, in una Macerata solo apparentemente sonnacchiosa. Questa volta l'elemento spiritistico o esoterico è più forte e ben delineato, dando un tocco di mistero aggiuntivo. Bianchini gioca sul filo della plausibilità, concedendo comunque uno spazio alla razionalità ed alle spiegazioni possibili. Molto forte anche in questo secondo romanzo il lavoro di contestualizzazione: non è facile riuscire a ricostruire la linea del tempo "quotidiano" e "condiviso" di anni così recenti, ricostruirne i tic linguistici e le mode. Gli antagonisti sono gli stessi di sempre, sia nella cerchia familiare sia al di fuori, ma il protagonista, sempre un po' incompreso e ribelle, sembra leggermente maturato, come si addice al periodo adolescenziale che attraversa; restano fissi e inamovibili solo alcuni personaggi di supporto. L'autore non perde l'occasione per fare anche della satira sul vissuto della fine dei '70: dalla politica al gergo giovanile, fino all'abbigliamento, la narrazione prende le distanze da certi usi tipici del tempo, che generano spesso un effetto al limite del comico. Non è un vero e proprio giallo, nonostante gli omicidi: non sono infatti quelli il cardine del racconto, ma solo il pretesto per dipingere un'adolescenza dal sapore reale, i sussulti, gli sconvolgimenti e le altalene emotive, mantenendo un sottofondo musicale costante. Per tutto il libro infatti la musica, ...

Nostalgia ma non troppo – La banda del grano, Bianchini

Scritto da: il 25.09.08 — 2 Commenti
Degli anni '70 non so molto, ad essere onesti. Conosco per imperfette trasposizioni l'atmosfera quieta dei paesi sonnecchianti, che accompagnò anche la mia infanzia un decennio dopo, l'uscita in piazza con gli amici, la curiosità e l'ingenuità dell'adolescenza. La banda del grano è un viaggio proprio in quegli anni, in cui "bestiale" sostituiva "figo" e i giovanissimi Pooh scalavano le classifiche lasciando stuoli di ammiratrici innamorate al loro passaggio. Nel libro ci si scontra con un'Italia un po' rurale ma non così lontana, con un padre padrone e un ragazzo che tiene fin troppo alla sua parte di incompreso, i caratteri tipici del tirchio e della moglie virago, Il povero ed il ricco. Senza scordare il bullo, che sembra un'invenzione moderna ma è sempre stato così; se nel passato i bulli avessero avuto le stesse risorse tecnologiche delle baby-gang di oggi gli esiti sarebbero stati uguali, o forse peggiori. Qui il bullo è quasi caricaturale, cattivo figlio di cattiva, senza possibilità di redenzione. Il romanzo è racconto di una estate e di un gruppo di ragazzi che si trovano ad esperire, nella loro adolescenza appena iniziata, tutto quel cosmo di sensazioni che caratterizzeranno poi la vita adulta. La prima cotta, le ribellioni, il riscatto, la ricerca dell'identità e dell'amicizia sono i temi e le tensioni che attraversano le vite dei protagonisti, la banda del grano. Il tutto reso più complesso dalla morte di uno di loro, motore del cambiamento. La scrittura è semplice e diretta, qualche volta un po' ripetitiva; saltuariamente c'è qualche imprecisione nell'editing, che tuttavia non inficia lo scorrere della trama, lieve e gradevole. Credo che i nostalgici troveranno molti elementi anche dei propri ricordi, e i giovani lettori possano scoprire che, in fin dei conti, non troppo è cambiato.
carlo lo re Violetta Lima Luciana Cameli Livia Di Pasquale Leandro Perrotta Ignazio Del Campo Fabiola Foti Alessandro Puglisi
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