Dopo aver dato qualche consiglio a chi ama i libri piccini, portatili e veloci, non possiamo certo trascurare chi invece ama i tomi, i volumi compatti ma lunghissimi, quei libri che normalmente spaventano tutti. Non è poi così strano leggerli d’estate: c’è il tempo, ma anche la tranquillità per affrontare letture più corpose. Ovviamente si consiglia una borsa rinforzata (per i casi disperati un trolley)!
Una buona compagnia per l’estate è la saga di Dune, scritta anni fa da un lucidissimo Frank Herbert (peraltro in sconto in questo periodo), almeno dal primo al terzo volume. L’epopea di Arrakis è entusiasmante e la tensione non si allenta mai.
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***Avvertenza: questo libro è già stato recensito da Only: ma poiché la lettura è un processo creativo, ritengo che sia non solo utile ma anche piacevole vedere lo stesso libro con occhi diversi. Livia***
Irène Némirovsky, autrice nata a Kiev nel 1903 e morta ad Auschwitz nel 1942 scrisse questo romanzo fra il 1937 e il 1938, proprio nei luoghi che fanno da ambientazione al libro, quelle campagne del Morvan, in Francia, dove era rifugiata con la famiglia e dove fu alla fine arrestata. Ed è quindi in una società campagnola d’inizio secolo che muove i suoi passi il pugno di personaggi che dà vita a questo intreccio di storie che è Il calore del sangue.
La voce narrante è quella di Sylvestre, uomo oramai anziano tornato al paese natio dopo una vita quasi d’avventuriero, spesa in Africa e altre parti del mondo, che osserva e ci racconta una serie di vicende famigliari che via via che la narrazione procede deviano sempre più dall’apparente quadro di famiglia agreste per svelare retroscena molto più torbidi e insospettati.
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***Avvertenza: questo libro è già stato recensito da Tom Traubert: ma poiché la lettura è un processo creativo, ritengo che sia non solo utile ma anche piacevole vedere lo stesso libro con occhi diversi. Livia***
Ci sono libri la cui portata letteraria è tale da mettere in difficoltà, credo, non soltanto il critico esperto ma anche il più modesto recensore. Le Memorie di Adriano (1951) di Marguerite Yourcenar (1903-1987) è proprio uno di quelli.
È senz’altro un capolavoro ma non è poi così semplice spiegare perché lo sia a chi deve ancora leggerlo. La situazione è nota: l’imperatore Adriano (al secolo Publio Elio Traiano Adriano, 76-138 d.C.), vecchio, malato e prossimo alla fine (una volta tanto non violenta come quella di tanti suoi predecessori), racconta in una lettera a Marco Aurelio la propria vita: “la meditazione scritta d’un malato che dà udienza ai ricordi”.
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Parte un progetto pilota alla Libreria Mondadori Multicenter di Milano (in piazza Duomo), con un laboratorio estivo di scrittura creativa. Il corso è gratuito e si svolgerà dal 3 al 7 agosto, per cinque serate con editor e autori di rilievo in Italia. Maggiori informazioni qui.
La scadenza per le richieste è il 20 luglio, quindi affrettatevi!
Come vi ho già raccontato, ho letto I draghi del crepuscolo d’autunno tutto d’un fiato: ho iniziato di mattina ed ho finito a tarda notte. Ma non vi ho detto che il giorno dopo, appena sufficientemente sveglio, sono andato a comprarmi il seguito. Il tempo di tornare a casa e nuova overdose di lettura. Erano le tre di notte quando arrivai alla parola fine ma, (s)fortunatamente, non avevo soldi per comprare il terzo capitolo…
I draghi della notte d’inverno è il secondo romanzo delle Cronache di Dragonlance della coppia Weis-Hickman e, come avrete intuito dal titolo, narra il momento più buio nelle avventure dei compagni. Su tutta Ansalon gli eserciti di Takisis mietono vittorie, mentre coloro che dovrebbe combatterli sono separati da egoismo ed antichi rancori. Divisi in due gruppi i compagni cercano un’arma per sconfiggere i draghi e, nel contempo, riunire i popoli ancora liberi. La loro ricerca si rivela piena non solo di difficoltà ma anche di amarezza e dolore. Alla fine il prezzo da pagare sarà alto e forse inutile…
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Anche se abbiamo già visto che non tutto sembra poi così perfetto nel periodo della gravidanza, ci sono cose che inspiegabilmente riescono male e una di queste è la pinza tra il pollice e le altre dita, come se tua moglie non riuscisse proprio a reggere più niente, non avesse la forza sufficiente o fosse diventata improvvisamente goffa, molto goffa.
Se tua moglie è goffa per natura allora comincia a mettere tutto sugli scaffali più alti: giustificati dicendo che è per quando nascerà il bambino. Nascondi bene gli oggetti di maggior valore e non provarci nemmeno a chiederle di portarti qualcosa o che ti faccia un favore [...].
Antonio Martines Asensio, Oddio! Mia moglie è incinta!
Si pensa che in estate il tempo libero si moltiplichi, e quello da dedicare un buon libro, magari, triplichi addirittura. Menzogne. Almeno per chi, come me, frequenta l’Università. Tutti quei periodi lunghi (estate e vacanza natalizie) che al liceo sembravano un miraggio, sono ora tempo in più da dedicare alla vicinissima sessione d’esami. La lettura di manuali, saggi, qualsiasi testo in generale utile allo studio, ti allontana dal romanzo della tua vita. Ma diamine se capita di incontrare letture valide!
Il mio esempio più vivo, ad oggi, è un’opera di Nora Moll, Ulisse tra i due mari. A vent’anni si è trasferita a Roma, laureata in lettere e ha continuato a studiare (beata lei!) – svolge ad ora ricerca comparatistica.
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Poi venne il giorno che andò a trovarla un giovanotto, pieno di domande sul suo bizzarro libro di psicologia, La trasfigurazione del banale.[...]
“Qual è stato per lei l’influsso più significativo degli anni della scuola, suor Helena? Un libro, un’idea politica, una persona? O è stato il Calvinismo?”.
“Ci fu una certa Jean Brodie, negli anni del suo fulgore.”
Così si conclude, chiudendo il cerchio di una storia pressoché perfetta, Gli anni fulgenti di Miss Brodie, il capolavoro di Muriel Spark, scrittrice scozzese scomparsa alcuni anni fa nella nostra Toscana, dove ormai viveva da tempo.
Ma cos’ha di tanto speciale questo romanzo di piccolo respiro, che si legge in un pomeriggio? Cosa lo rende il libro più popolare di un’autrice che ha prodotto altro e tutto di qualità?
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Facebook, facebook, facebook! Ma anche Twitter, di recente balzato agli onori della cronaca; qualcuno si azzarda persino a nominare FriendFeed. Ormai non esserci è impensabile per chiunque faccia impresa: nella percezione di molte persone, se non sei su FB (sostituire con acronimo a piacere) non esisti. E in un certo senso è anche vero.
Ora, dato che FB sembra essere il veicolo prediletto al momento, mi concentrerò su quello. Già avevo parlato dell’esecrabile abitudine di “chiedere l’amicizia” senza una parola di spiegazione, un approccio che dicesse “sono il tuo vecchio amico dell’asilo” o qualcosa del genere.
Adesso che gran parte degli editori hanno una forma di presenza sul social più famoso (per ora) d’Italia, vorrei esaminare le modalità della presenza e spiegare quali amo e quali no. Sono mie preferenze personali, ma argomentate.
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Il ciclo legato a re Artù e ai cavalieri della Tavola Rotonda è stato spesso oggetto di riletture e revisioni più o meno riuscite e fantasiose. Pur non ritenendomi esperta sull’argomento, ho letto parecchio materiale in merito e devo dire che, salvo poche eccezioni, ho sempre trovato un po’ superfluo il ritrattare argomenti e personaggi sui quali grandi autori del passato come Malory e De Troyes hanno costruito delle vere e proprie leggende. Le eccezioni, per fortuna, non mancano ed è il caso di Re per sempre, scritto a quattro mani dalla coppia Molly Cochran e Warren Murphy ed edito per l’Italia da TEA.
I due autori affidano il ruolo di protagonista ad Hal, un alcolizzato con un passato da agente dell’FBI, che nella New York dei nostri giorni si trova a proteggere un orfano di dieci anni, Arthur Blessing, da un pericolo che giunge da molto lontano nel tempo e nello spazio. Il ragazzino, infatti, è venuto accidentalmente in possesso di una ciotola di materiale sconosciuto che sembra avere la proprietà di guarire qualsiasi ferita.
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